ZEBRA
lo spazio liscio, lo spazio striato
maggio - giugno 2008
progetto a cura di Masque
 
Teatro Diego Fabbri
Stagione teatrale 2007-2008  
Un Altro Teatro 2008
rassegna di teatro contemporaneo
     
       
         
Iannis Xenakis / Verso una architettura sonora
sabato 3 e domenica 4 maggio
Philip K. Dick / Ma gli androidi sognano pecore elettriche?
domenica 18 maggio
Gilles Deleuze / Francis Bacon. Logica della sensazione
domenica 1 e lunedì 2 giugno
 
programma    
performance    
incontri    
reperti    
 
Perché frequentiamo certi luoghi?
Come viaggiatori entriamo nei teatri, nei musei, nelle sale da concerto per trovare una calda accoglienza alle visioni che albergano in noi o per confrontarle con una alterità che ne propone di nuove, diverse? Cosa ci spinge se non l’amore per un rischio inconfessabile? Perdere o ritrovare se stessi.
Gilles Deleuze, il filosofo che ha sostenuto la necessità da parte della filosofia di “insegnare l’ininsegnabile” e che per questo colloca inevitabilmente la filosofia fuori dall’accademia e dentro la vita, continua ad accompagnarci in un percorso che si pone come processo di “iniziazione al sapere”, che sceglie “la complicità”, come declinazione, non di individualità, quanto di singolarità molteplici collocate nel loro divenire.
In questa prospettiva va letto il progetto Zebra che Masque realizza quest’anno per la rassegna Un altro teatro.
Zebra è pensato come esperienza che intende individuare interrelazioni tra saperi e pratiche artistiche, che superi la mera interdisciplinarietà, ormai quasi ovvia nell'arte contemporanea, per abbracciare un punto di vista che agisca attivamente sul sapere adiacente.
Gilles Deleuze (filosofo), Iannis Xenakis (compositore ed architetto), Philip K. Dick (scrittore di fantascienza) hanno imposto un modo radicalmente nuovo di vedere e concepire la filosofia, la musica, la realtà.
E’ a loro che abbiamo affidato le nostre scelte.
Abbiamo individuato due possibili modalità dell’esperienza pubblica: l’evento performativo e quello espositivo. Quest’ultimo si compone di reperti: installazioni, filmati, documenti, proiezioni, tracce sonore, letteralmente ciò che abbiamo ritrovato. Non ciò che conosciamo, non ciò che crediamo di possedere, ma ciò che suscitando il nostro stupore, alimenta anche il nostro desiderio.
 
Programma
 
Iannis Xenakis / Verso una architettura sonora
 
sabato 3 maggio
20.30 - Polytopes reperto #1
21.30 - Sul rumore di fondo di e con Agostino Di Scipio performance (*)
22.30 - Analogique A et B reperto #2
22.45 - Sistemi di nuvole, polveri e ceneri. Suoni migranti Agostino Di Scipio incontro
23.15 - La Légend d'Eer reperto #3
domenica 4 maggio
18.00 - Polytopes reperto #1        
18.45 - UPIC reperto #4        
19.30 - IX variazioni di e con Roberto Paci Dalò-Giardini Pensili performance (*)        
21.00 - La Légend d'Eer reperto #3        
         
Philip K. Dick / Ma gli androidi sognano pecore elettriche?
 
domenica 18 maggio
17.00 - In pursuit of Valis reperto #1
17.45 - Philip K. Dick: deus absconditus Antonio Caronia incontro
18.45 - Scorrete lacrime, disse il poliziotto reperto #2
19.30 - Spero di arrivare presto di e con Gabriele Frasca performance (*)
20.30 - A scanner darkly reperto #3
 
Gilles Deleuze / Francis Bacon. Logica della sensazione
 
domenica 1 giugno
18.00 - Head VI Masque teatro performance (*)        
21.00 - Gilles Deleuze, un filosofo dalla parte del fuoco dialogo con Tiziana Villani e Ubaldo Fadini      
  partecipano Marco Pacioni, Lorenzo Bazzocchi, Catia Gatelli    
23.00 - Love is the devil. Un ritratto di Francis Bacon reperto #1
lunedì 2 giugno
18.00 - Head VI Masque teatro performance (*)
   
(*) biglietto € 10
Gli incontri e i reperti sono ad ingresso libero
L'intero progetto si svolgerà negli spazi della Ex-Filanda, via Orto del fuoco 3 Forlì
info Masque teatro 0543.370506 - 393.9707741 - - www.masque.it - masque@masque.it
   
Performance  
   

Iannis Xenakis / Verso una architettura sonora

 

sabato 3 maggio ore 21.30

Sul rumore di fondo

di e con Agostino Di Scipio

La performance si compone di quattro composizioni con elettronica dal vivo:
Senza titolo(suoni di sintesi, ottobre 2001). Breve lavoro di textures del tutto sintetiche, ma abrasive e quasi naturalistiche nel loro grattare e scalfire, strappare... Turbolenze da cui emergono, talvolta, regolarità, figure brevi, qualche suono quasi intonato... Sotto il profilo tecnico, questo brano sviluppa una personale ricerca sulla sintesi del suono (= composizione, microcomposizione) con modelli di sistemi fisici e sociali nonlineari (teoria matematica del caos).
Senza titolo(elaborazione del suono, ottobre 2004).
Un problema tecnico (feedback elevato, Larsen) viene accolto qui come ri­sorsa ... La bocca (con un microfono in miniatura dentro) è utilizzata come un piccolo risonatore, un antro, una piccola caverna, dentro un risonatore più grande, una caverna più ampia, quella dello spazio che accoglie l'esecuzione. Due nicchie autonome, tra loro accoppiate.
Studio sul rumore di fondo(Ecosistemico Udibile n.3 a, 2004-05).
Come in altri miei lavori, ad essere elaborate sono le condizioni stesse per le quali vi è del suono piuttosto che silenzio (l'uno emerge o sprofonda nell'altro). Linter() brano si sviluppa a partire dal solo rumore di fondo del luogo che ospita l'esecuzione, attraverso una catena cibernetica di accumulazioni e compensazioni, di scambi ed interazioni energetiche e informazionali, puramente sonore. Questo lavoro, realizzato su commissione del DAAD Kunstlerprogram di Berlino, fa parte di una serie di brani e di installazioni sonore, chiamata Ecosistemico Udibile. Registrazione HORBARE OKOSYSTEME. Liveelektronische Kompositionen 1993-2005.
New York. Background Media Noise(Paesaggio Storico n.4, 2005)
Questo brano usa registrazioni di trasmissioni televisive e radiofoniche, riprese con mezzi di fortuna nell'autunno 2004, durante un soggiorno a New York (comizio elettorale di George Bush, deposizione di Condoleeza Rice alla 9/11 commission), evari documenti sonori (voce di un giornalista che indaga sugli interessi americani della famiglia Bin Laden, relazione di Salvador Allende al Palazzo dell'ONU l'll Settembre 1973, intervista a Bob Dylan, Greenwich Village nel 1964, relazione di Noam Chomsky sui fatti dell'11 Settembre 2001).

Agostino Di Scipio. Compositore e teorico. Autore di lavori elettroacustici, di brani per strumenti e sistemi di elaborazione del suono, e di installazioni sonore. Esplora tecniche non convenzionali di generazione del suono, spesso in analogia con fenomeni di rumore e turbolenza. Alcuni suoi lavori si basano su interazioni sonore ricorsive "uomo-macchina ­ambiente", come nella serie dei brani intitolati Ecosistemico Udibile. Nel 2001 ha scritto, a quattro mani col poeta Giuliano Mesa, Tiresia, opera di poesia e suoni elettronici. Sue musiche sono raccolte sul cd Horbare Okosysteme. Live-elektronische Kompositionen (RZ Edition), e sul cd Pay-sages Historiques (Chrisopee Electronique). Docente in ruolo di Musica Elettronica al Conservatorio di Napoli, insegna Composizione con Live-Electronics al Centre Creation Musicale Iannis Xenakis (Parigi). Artista residente DAAD di Berlino (2004-05), è stato ospite dell'IMEB di Bourges, dello ZKM di Karlsruhe, della Simon Fraser University (Burnaby-Vancouver), e della Sibelius Academy (Helsinki). Ha tenuto cicli di lezioni presso la University of Illinois (Urbana-Champaign), la Johannes Gutenberg Universitat (Mainz), la Technische Universitat (Berlino). Ha scritto saggi di analisi e di teoria critica delle tecnologie e delle arti, pubblicati in numerose riviste italiane ed internazionali. Curatore della traduzione italiana di volumi come "Genesi e forma" di Gottfried M. Koenig (Semar, 1995), "Heidegger, Hölderlin &John Cage" di Michael Eldred (Semar, 2000) e "Universi del suono" di Iannis Xenakis (LIM/Ricordi, 2003). Materiali e informazioni al sito http://xoomer.virgilio.it/adiscip

 

domenica 4 maggio ore 19.30

IX variazioni

di e con Roberto Paci Dalò - Giardini Pensili

collaborazione Ambra Galassi, Gaia Martignoni Romanini

produzione Giardini Pensili 2008

Ho letto per la prima volta "Musica architettura" di Iannis Xenakis nel febbraio del 1982. Un testo che mi ha molto affascinato e al quale sono più volte tornato. Trovo quelle riflessioni oggi attualissime come attuale anche la terminologia (musica stocastica, nubi e galassie di eventi sonori, musica simbolica...). Se poi penso all'evoluzione dell'elettronica, al rapporto tra suono e spazio, musica e immagine, al sempre più rilevante ruolo del suono nella pratica architettonica, Il lavoro di Xenakis riesce a catalizzare fenomeni apparentemente lontani. Sorprendente la compresenza nelle sue composizioni di materiali estremamente complessi (anche dal punto di vista della densità teorica) intrecciati a scritture (in particolare quelle vocali) molto più lineari e scandite; di una grecità tragica e secca. Autoctona. Xenakis è stato un outsider anti-accademico -e questo è più che sufficiente per rendercelo simpatico- e il suo percorso si muove da un'estrema complessità per giungere negli ultimi anni ai lavori fatti con i bambini e legati alla gestualità, alla costruzione di interfacce semplici. Tutto ciò mi sembra molto bello e profondo. IX variazioni nasce da frammenti acustici di opere di Xenakis. Frammenti che vengono elaborati in tempo reale e riproiettati in uno spazio multiplo. Collego molte delle masse sonore di Xenakis alla guerra, ai suoni del conflitto, alla folla in strada, alle sirene che annunciano le incursioni dei bombardieri nemici. Queste variazioni nascono anche per evidenziare memorie di guerra così presenti nel suo suono.

Roberto Paci Dalò (Giardini Pensili) - L'ensemble teatrale e laboratorio di media Giardini Pensili è stato creato in Italia nel 1985 come progetto d'arte basato sulla collaborazione tra artisti, tecnici, teorici ed è diretto da Roberto Paci Dalò ha ricevuto la stima e il sostegno di artisti come John Cage e Aleksandr Sokurov; tra le collaborazioni Gabriele Frasca, Olga Neuwirth, Maurizio Cattelan, Kronos Quartet, Patrizio Esposito, David Moss, Scanner, Giorgio Agamben, Predrag Matvejevic', Mouse on Mars. Opere presentate in Europa, Medio Oriente, Russia, Americhe, in luoghi quali Ars Electronica Linz, Budapest Autumn Festival, MaerzMusik Berlino, Wien Modern, Charlottenborg Copenhagen, Biennale di Venezia, Festival del film di Locarno, Museum Moderner Kunst Vienna, ZKM Karlsruhe, Western Front Vancouver, REC Festival Reggio Emilia. Parallelamente ai lavori teatrali e musicali, Giardini Pensili ha realizzato numerosi progetti radiofonici prodotti dalle principali radio europee e i suoi materiali drammaturgici sono spesso riconfigurati in installazioni interattive suono-video, film, web. E' direttore artistico di Velvet Factory -space for the arts- Rimini, premio DAAD Berlino (1993-1994) e membro della Internationale Heiner Muller Gesellschaft di Berlino. Fa parte della direzione della casa editrice Cronopio. Ha insegnato all'Università di Siena e collabora con University di Bologna, ISFI International School Fashion & Industry, UBC University of British Columbia e Great Northern Way Campus Vancouver. http://giardini.sm

 

 

Philip K. Dick / Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

 

domenica 18 maggio  - ore 19.30

Spero di arrivare presto

di e con Gabriele Frasca

e con la partecipazione di Roberto Paci Dalò

da I Hope I Shall Arrive Soon e A Scanner Darkly di Philip K. Dick

per voce, buio e piccole percezioni

Buio e silenzio, così gli avevano detto. Anni e anni di buio e silenzio. Almeno dieci. Un lungo sonno per poi svegliarsi in un mondo nuovo. E invece qualcosa non era andato per il verso giusto. Perchè vedeva quei colori? Come dei brevi bagliori improvvisi. E quella musica continua, ossessiva, cos'era? L'interferenza con una stazione radio? Portatemi via di qui, provò a dire, ma le labbra non si mossero. Le labbra? E dov'erano le sua labbra? E d'un tratto gli giunse nel buio una voce. Lei è sveglio, signor Kemmings. Ma chi era? Sono il computer di bordo. Qualcosa non ha funzionato nella sospensione criogenica. II suo cervello è attivo, e non posso risvegliarla. Non c'è cibo nè aria nella nave, non potrebbe sopravvivere. Dovrà restare cosi. Ma potrebbe impazzire a trascorrere i prossimi dieci anni in compagnia dei suoi soli pensieri. Proverò, a fare della radio, per lei, signor Kemmings, del cinema. Le trasmetterò i suoi stessi ricordi sepolti. Come si chiamava quella deliziosa ragazza francese che indossava jeans e una camicia rossa aperta in vita? Martine! Ah, già, Martine. E quel tizio che pensava di essere ricoperto di afidi, signor Kemmings? Jerry Fabin, me lo ricordo bene, era quello strafatto di Jerry. E Charles Freck lo ricorda? Lo sa quello che fece quando decise di morire? Vuole che glielo racconti? Si, lo ricordo Freck, e ricordo Donna, e i fiorellini azzurri di primavera. Certo che li ricorda. Sono tante le cose che non ha dimenticato. Ha dieci anni di memorie, davanti a se, lo sa? Ha tutta la sua vita da ripercorrere ancora per dieci anni, davanti a se. Vuole che gliela racconti?

Gabriele Frasca insegna Letterature Comparate e Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo all'Università degli Studi di Salerno. E' poeta, narratore, saggista, autore teatrale, performer e traduttore. Poesia: Rame (1984), Lime (1995), Rive (2001) e Prime. Poesie scelte 1977-2007 (2007). Narrativa: Il fermo volere (2004) e Santa Mira (2006). Per il teatro: Tele. Cinque tragediole seguite da due radiocomiche (1998). Ha curato e tradotto opere di Samuel Beckett (Watt, Le poesie, Murphy, In nessun modo ancora) e Philip K. Dick (Un oscuro scrutare). Saggi: La lettera che muore; La "Letteratura" nel reticolo mediale (2005) e L'oscuro scrutare di Philip K. Dick (2007). Da quest'anno sta pubblicando a puntate, e solo per i sottoscrittori, il suo terzo romanzo, Dai cancelli d'acciaio. Ha collaborato con i musicisti Steven Brown, N. Bruno, R. De Rosa, C. Loguercio, P. Lotti, R. Paci Dalò, M. Sacchi. Ha messo in scena, per Giardini Pensili, Stelle della sera, e sta curando per il Napoli Teatro Festival la sezione L'assedio delle ceneri. Ha fatto parte della banda di sperimentatori radiofonici di Audiobox (RadioRai).

 

 

Gilles Deleuze / Francis Bacon. Logica della sensazione

 

domenica 1 e lunedì 2 giugno - ore 18.00

Head VI

Masque teatro

con Eleonora Sedioli
elettronica Matteo Gatti
tecnica Andrea Basti
pneumatica e sensoristica Lorenzo Bazzocchi
organizzazione Catia Gatelli, Rosanna Lama
ideazione e regia Lorenzo Bazzocchi

Liberamente ispirato a "Francis Bacon. Logica della sensazione" di Gilles Deleuze.
Il saggio del filosofo francese può essere inteso come vero e proprio breviario per le arti performative.
Deleuze individua tre elementi nella pittura di Bacon:
- Le grandi campiture come struttura materiale spazializzante
- La Figura, le Figure e il loro fatto
- Il contorno
Il contorno viene inteso come luogo di uno scambio nei due sensi. La figura è a volte seduta sulla sedia, a volte coricata sul letto. Sembra che stia attendendo che qualcosa possa accadere.
Nell'individuare la dinamica del movimento e quindi una ritmica della percezione accettiamo l'ipotesi di Deleuze, ossia: ciò che accade è sul punto di accadere o è già accaduto.
Altro elemento che abbiamo utilizzato nel lavoro con la figura è il cosiddetto coefficiente di deformazione dei corpi e in particolare come suggerisce lo stesso Bacon, quello di allungamento.
Abbiamo seguito l'indicazione che il pittore ritiene necessaria affinché la pittura possa strappare la Figura al figurativo: isolare la figura. Tre sono le opere prese in considerazione: Head VI del 1949, Study for a bullfight N. 1 del 1969, Painting del 1978 e tre gli accadimenti realizzati lavorando su procedimenti di isolamento, attenendoci costantemente ai suggerimenti di Deleuze per la costruzione di dispositivi che non costringano la figura all'immobilità, bensì ne rendano visibile il percorso, in una sorta di esplorazione che vada a definire un campo operativo, in quella operazione liberatoria che lui stesso ha definito come: attenersi al fatto.

La scena prevederà una figura isolata, questo è vero. Una figura che come un lottatore avrà a che fare di volta in volta con dei testimoni, una macchina fotografica, la testa di un manichino, una valigia sanguinante Ma cosa c’è oltre alla figura sulla scena? Non certamente un apparato scenografico illustrativo e neppure si lascerà la figura in balia di una architettura teatrale ottocentesca, con le sue quinte ed arlecchini, nè tantomeno di uno spazio nudo che ad ogni rappresentazione, di qualsiasi natura essa sia, accolga indifferente la sua passeggiata.
Lo spazio scenico che Masque concepisce sarà allora un dispositivo di natura spazializzante, si avvicinerà alla figura cercando di interreagire fisicamente con essa, se ne allontanerà come se diventasse uno strumento prospettico, si dilaterà per permettere l’anamorfosi, si schiaccerà per comprimere. C’è nell’aria già dopo pochi minuti dall’inizio una sensazione di contatto, quasi tattile; la struttura diviene per lo spettatore lo strumento per toccare con mano la figura, per vedere con i suoi occhi. Se una qualsivoglia storia viene allontanata, è pur vero che questa tensione di doppio scambio tra la struttura e la figura, tra la figura e il testimone, sembra comunque definire una sorta di funzionamento. E’ allora possibile parlare di una alchimia macchinica, come se nel crogiuolo non fossero buttati gli elementi di una chimica insolita bensì quelli che Deleuze ci porge: il corpo-figura, la struttura spazializzante, la sensazione.
“Un quadro ci può fare da guida. Figure standing at a washbasin del 1976: aggrappato all’ovale del lavandino, incollato con le mani ai rubinetti, il corpo-figura si costringe ad un intenso sforzo immobile per poter fuggire, passando tutto intero attraverso il tubo di scarico.”

 
       
 
Incontri
 

Iannis Xenakis / Verso una architettura sonora

sabato 3 maggio 2008 ore 22.45

Sistemi di nuvole, polveri e ceneri. Suoni migranti

incontro con Agostino di Scipio

Xenakis è noto per aver rinnovato ed esplorato le basi matematiche, formali, della musica, e per aver accostato la costruzione musicale all'architettura. Ma molte sue composizioni strumentali ed orchestrali sono caratterizzate da sonorità violente e materiche che trascendono e quasi prevaricano l'elemento formale-architettonico. La dinamica tra quelle due dimensioni appare chiara se volgiamo l'orecchio ai suoi pochi, ma decisivi, lavori elettronici: contatto con la materia, necessità del controllo, urgenza dell'abbandono. L'approccio inventivo alla tecnologia del suono apre ad una poetica pseudo-naturalistica, dove il sonoro non é fissabile in alcun orizzonte noto della musica, dove ogni materia vibra incessantemente, in stato di perenne tremore, di agitazione molecolare, di incertezza di se, delle proprie origini, del proprio destino - lontano da ogni poetica conciliatoria... Lontano, forse, da ogni armonia...

 

Philip K. Dick / Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

domenica 18 maggio  ore 17.45

Philip K. Dick: deus absconditus

incontro con Antonio Caronia

In genere gli atei passano più tempo dei credenti a pensare a Dio, a discutere e a battagliare con lui - il che equivale a dire con loro stessi. Philip K. Dick fu un'eccezione: credente, ma più al modo di Spinoza che di San Giovanni della Croce; dialogante con Dio, ma più al modo di Aristotele e di Godel, che di Spinoza. La "Trilogia di Valis", gli ultimi tre romanzi di Dick scritti in parallelo al debordante diario notturno, l’Exegesis, testimoniano dell'ardente bisogno di dare un senso alle sue misteriose esperienze del febbraio/marzo 1974 - e, insieme, di dare un senso al mondo. Ma il Dio di Dick è un Dio tutto particolare, un dio che gioca a rimpiattino, che non vuole farsi scoprire, che dissimula la sua presenza e semina dubbi persino sulla sua esistenza. Come già avevano fatto Palmer Eldritch e Ubik. Leggiamo in Valis: "Se Dio esiste, deve essere un deus absconditus, con l'eccezione delle sue rare teofanie; altrimenti non esiste per niente". II Dio di Dick, cavilloso e razionalista quanto il suo autore, non è altro che la traballante e problematica ontologia dell'universo. Ma è uno dei personaggi più tragici e beffardi mai concepiti da un autore di romanzi.

Antonio Caronia si è occupato di teoria e pratica politica, di fantascienza, di fumetto, di video e di immagine elettronica, di immaginario scientifico e tecnologico, di realtà virtuali e di reti telematiche, cercando di capire gli effetti dell'innovazione tecnologica e il ruolo della comunicazione nei processi sociali. Per questo, dopo aver studiato matematica all'università, ha studiato e studia filosofia, sociologia, antropologia. La sua patologia più disastrosa quella di trattare le teorie come gli esseri umani, in particolare innamorandosene. Ha una improbabile e inspiegabile fedeltà a pochi artisti e scrittori: Marcel Duchamp, Yves Klein, Carlo Emilio Gadda, Philip K. Dick, Tommaso Landolfi, James G. Ballard (di cui ha tradotto qualcosa), William S. Burroghs. Ha scritto pochi libri (Il cyborg, Il corpo virtuale, Archeologie del virtuale, Houdini e Faust, P.K.Dick: la macchina della paranoia). Insegna sociologia, estetica e antropologia all'Accademia di Brera e alla Naba a Milano, dove vive.

 

 

Gilles Deleuze / Francis Bacon. Logica della sensazione

domenica 1 giugno ore 21.00

Gilles Deleuze, un filosofo della parte del fuoco

incontro con Tiziana Villani, Ubaldo Fadini

partecipano Marco Pacioni, Lorenzo Bazzocchi, Catia Gatelli

Quando si parla ci si preoccupa normalmente di essere compresi, di essere chiari e ci si aspetta che l’altro comprenda, lo si esige, e questo significa volontà di difendere, di difendersi proprio all’alterità e dunque da noi stessi. La stessa cosa si potrebbe dire per la scrittura e per il pensiero, in generale dunque per la relazione che l’essere umano intraprende con i suoi simili. L’eredità che Gilles Deleuze ci ha lasciato pone la relazione e la visione su un piano molto diverso. “Insegnare l’ininsegnabile”, è così che Tiziana Villani definisce nel suo libro questa eredità...
Ragionare quindi su dati dell’esperienza non in quanto assiomi ma in quanto elementi di una geografia che definisce un territorio in movimento.

Tiziana Villani (Taranto, 1957) è scrittrice e saggista. Dirige la rivista Millepiani e svolge attualmente lavoro di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia Urbana dell'Université Paris XII. Tra le sue pubblicazioni: Poliedro o le immagini del mosaico, Tranchida, Milano, 1985; Parcours dans l'oeuvre de Leonor Fini, Trinkwell, Paris-Bruxelles, 1988; Demetra. La spiga recisa, Mimesis, Milano, 1987; Cavalieri del vuoto, il nomadismo nel moderno orizzonte urbano, Mimesis, Milano, 1992; Dee fuori dal tempio (con S. Vegetti Finzi e L. Ravasi Bellocchio), Melusine, Milano, 1992; Una stagione in fuga, Mimesis, Milano, 1994; Athena Cyborg. Per una geografia dell'espressione: corpo, territorio, metropoli, Mimesis, Milano, 1995; Gilles Deleuze. Un filosofo dalla parte del fuoco, Costa & Nolan, Milano, 1998; la voce Corpo in Lessico postfordista (a cura di U. Fadini e A. Zanini), Feltrinelli, Milano, 2001; Gilles Deleuze/Spazi nomadi. Figure e forme dell'etica contemporanea, DeriveApprodi, 2004; Il tempo della trasformazione. Corpi, territori e tecnologie, Manifestolibri, 2006. Collabora con numerose riviste italiane e straniere.

Ubaldo Fadini insegna Estetica all'Università di Firenze. Autore di numerose opere tra cui: Il corpo imprevisto. Filosofia, antropologia e tecnica in Arnold Gehlen, Franco Angeli, Milano, 1988; Configurazioni antropologiche. Esperienze e metamorfosi della soggettività moderna, Liguori, Napoli, 1991; Deleuze plurale. Per un pensiero nomade, Pendragon, Bologna, 1998; Immagine-desiderio. Contributo a una genealogia del moderno (con G. Pascucci), Mimesis, Milano, 1999; Principio metamorfosi. Verso un'antropologia dell'artificiale, Mimesis, Milano, 1999, Sviluppo tecnologico e identità personale. Linee di antropologia della tecnica, Dedalo, Bari, 2000; ha inoltre curato con A. Zanini, Lessico postfordista. Dizionario di idee della mutazione, Feltrinelli, Milano, 2001; Figure nel tempo. A partire da Deleuze/Bacon, Ombre corte, Verona, 2003; Soggetti a rischio. Fenomenologie del contemporaneo, Città Aperta Edizioni, Troina-Enna, 2004; Le mappe del possibile. Per un'estetica della salute, Clinamen, Firenze, 2007.

Marco Pacioni (1974) Insegna letteratura italiana per il Sarah Lawrence College a Firenze e per University of Georgia a Cortona. La sua ricerca segue una direzione interdisciplinare. Oltre alla filosofia contemporanea e alla letteratura italiana e' interessato alla storia delle idee e delle tradizioni culturali nelle arti. Attualmente lavora a un progetto sul valore visivo della scrittura letteraria e sulla rappresentazione del libro nella pittura fra medioevo e rinascimento. In collaborazione con M. Santoro e M. C. Marino ha pubblicato Dante, Petrarca, Boccaccio e il paratesto. Le edizioni rinascimentali delle "tre corone" (Edizioni dell'Ateneo, 2006). Sue poesie in inglese sono comparse di recente nel libro d'arte Floating on the Indistinct. Limits (U.G.A. Cortona - Athens) e nel catalogo di J. A. Cheatham, Prints 1997 - 2007 (La Grange - Augusta, Georgia). Collabora alle pagine culturali de "il manifesto", "Alias" e"il Riformista".

Millepiani, una rivista, un progetto
Il progetto Millepiani nasce dall’esigenza di ridare espressione a tutte quelle istanze di pensiero che fanno parte dello scommettersi con la vita e i suoi molteplici divenire.
A partire da questa riflessione vi sono alcune considerazioni che occorre sviluppare riguardo all’attuale stato delle cose.
• Le nuove aristocrazie intellettuali sono oggi chiamate a funzionare essenzialmente come trasmettitori di un pensiero omologato, il cui compito principale è il governo della complessità.
• I luoghi di produzione dei saperi devono agire in conformità dei bisogni di formazione di un ceto chiamato a riprodurre il luogo comune di massa.
• Il reclutamento delle figure “intellettuali”, soprattutto nei luoghi istituzionali, ma non solo, avviene in base a sistemi di cooptazione tesi a verificare l’affidabilità e l’acriticità nei confronti di una lobby determinata.
• La produzione di pensiero innovativo e critico deve continuamente confrontarsi con il sistema della moda che assorbe ogni “provocazione” e la depotenzia tramite i suoi meccanismi di standardizzazione.
• Il sapere critico non può che essere l’esercizio di quel “popolo minore” auspicato da Deleuze che pone un’irrimediabile alterità nei confronti della cosiddetta grammatica maggiore.
• La filosofia lungi dall’aver perso la propria centralità si trova invece a doversi confrontare con il suo venir declinata in diversi statuti disciplinari che ne modificano la natura.
• Sistemi di autoproduzione a autovalorizzazione dei saperi appaiono oggi largamente accessibili a condizione che sappiano confrontarsi con le strategie di reinterpretazione e di marginalizzazione.
• Il profilarsi di una rete d’intelligenza collettiva deve confrontarsi con i problemi dell’accesso e della creazione di nuovi statuti della ricerca.
È difficile attualmente rinvenire ambiti precisi di produzione dei saperi, tutti quei laboratori di pensiero che fino ai primi anni Settanta avevano svolto la funzione di veri e propri punti di riferimento per la creazione di idee e di pratiche di ricerca appaiono oggi in crisi. Le ragioni di tale crisi sono di varia natura, ma è utile qui richiamarne almeno due: il divorzio tra sapere e organizzazione del consenso nonché la dispersione delle intelligenze a fronte di un rapido processo di svuotamento di tutti quegli spazi deputati alla ricerca.
Nel primo caso la rottura del rapporto con un certo modo di intendere la dimensione politica e dunque pubblica del pensiero ha finito con il dissolvere tutta una serie di ambiti, situazioni e riflessioni che tentavano di interrogarsi sul prodursi degli eventi e sulle loro espressioni. Questo legame venuto meno, un tempo svolgeva una funzione di “presa diretta” con lo stato delle cose.
Il divenire formativo, in molti luoghi istituzionali, del sapere si è tradotto nella costruzione dell’ennesima cinghia di trasmissione tra “ceti intellettuali” e poteri. Laddove però gli odierni saperi sono per lo più chiamati a svolgere una funzione di consolazione.
Chi sono gli attuali fruitori dei saperi?
Possiamo senz’altro rilevare l’affermarsi di una nuova cesura che separa in modo drastico le nuove élite dai consumatori dei prodotti della cultura di massa. La nuova cultura di massa si annuncia come esito di un’educazione in cui il ruolo prioritario è svolto dalla potenza del falso e dal suo potere evocativo.
La dematerializzazione della vita si traduce in un costante movimento di contraffazione degli eventi. In questo trasmutarsi delle forme di comunicazione e dei saperi si verifica anche una vera e propria destrutturazione degli statuti disciplinari: la divulgazione impone un appiattimento della complessità stessa dei linguaggi. Quest’appiattimento finisce con il provocare una sorta di cortocircuito dell’affabulazione: si ipotizza e si costruisce un’idea di pubblico cui rivolgersi, lo si sonda in ragione dell’età, dell’istruzione e dei bisogni e lo si produce come un universale vuoto al quale riferire un’offerta che diviene necessariamente sempre più atona e banale. Il soggetto consumatore a questo punto, posto nel ruolo dello spettatore consumatore passivo non potrà che aderire alla natura dell’offerta che gli viene proposta. Ci preme precisare che un sistema così ben rodato viene tristemente replicato negli ambiti più diversi, spesso destituiti di ogni potere, ma ammaliati dalla possibilità di poter comunque occupare degli spazi in cui apparire.
Tuttavia in questa situazione continuano a resistere possibilità di produrre saperi, idee, ricerca che si realizzano in vere e proprie zone di frontiera che magari toccano anche i luoghi sopracitati, ma li eccedono per capacità creativa riuscendo così a creare “spazi altri”.
Gli ambiti in cui continua a prodursi il sapere critico sono quindi luoghi della necessità: necessità dell’espressione, della creazione e della ricerca di senso: “poiché la razza votata all'arte o alla filosofia non è quella che si pretende pura, ma quella oppressa, bastarda, inferiore, anarchica, nomade, irrimediabilmente minore...” (Deleuze – Guattari, 1991).
"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare, perfino contrade a venire". Deleuze-Guattari

 
Reperti
 


Iannis Xenakis / Verso una architettura sonora


Padiglione Philips - Bruxelles (1958) Le Corbusier e Iannis Xenakis

"L'arte partecipa di un meccanismo inferenziale che costituisce la base su cui si muovono tutte le teorie delle scienze matematiche, fisiche e degli esseri viventi. Le sue proporzioni sono riconducibili ai giochi di numeri (..) in architettura, letteratura, musica, pittura (...) giochi di continuità, di prossimità, nel tempo o fuori tempo come giochi di essenza topologica che si producono tutti sul terreno di questa inferenza, nel senso stretto della logica".  Iannis Xenakis                                                          
sabato 3 maggio

Polytopes reperto #1
Video installazione.
Masque ripercorre l'idea di base con cui Xenakis concepì i suoi  polytopes, viaggi di suoni e luci nello spazio architettonico.

Analogique A et B reperto #2
Ecoute, con particolare cura alla posizione spaziale dell'apparato elettroacustico. Xenakis compose Analogique B per nastro magnetico (1958-59) contemporaneamente al lavoro strumentale Analogique A. Entrambe le opere utilizzano metodi di composizione stocastici Markoviani. L'utilizzo del nastro magnetico a quattro tracce permise a Xenakis di esplorare compiutamente la sua nozione di suono complesso costituito da grani di suono (sintesi granulare).

La Légend d'Eer reperto #3
Frammenti visivi e sonori.
La Légend d'Eer, opera per nastro magnetico composta per uno dei polytopes più originali e visionari di Xenakis, inauguró nel 1977 il Centre Beaubourg di Parigi.

domenica 4 maggio

UPIC reperto #4
Esperimento sonoro interattivo.
"La sigla UPIC significa Unità Poliagogica Informatica del CEMAMU. Quest'ultimo è il Centre d'Etudes de Mathematiques et Automatique Musicale che ho fondato nel 1966 ... il sistema UPIC permette, valendosi di un tavolo da disegno collegato a computer, di realizzare immediatamente della musica...gia all'epoca di Metastasis mi chiedevo perchè mai non si potesse avere una macchina capace di tradurre i disegni in suono..."
Iannis Xenakis


Philip K. Dick / Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

domenica 18 maggio

In pursuit of Valis reperto #1
Videoinstallazione.
Selezioni dall'Exegesis. L'Exegesis èlo sterminato manoscritto di circa ottomila pagine che Dick andò componendo, notte dopo notte, nell'arco degli ultimi otto anni della sua vita.

Scorrete lacrime, disse il poliziotto reperto #2
Ecoute. Esperimento sonoro interattivo.
Scritto fra il marzo e l'agosto del 1970, scorrete lacrime appartiene alla fase"acida" dell'esistenza dickiana, ma prelude già all'ultima parte della sua produzione, quella della maturità stilistica e filosofica, i cui temi fondamentali sono la religione e la (dolorosa) condizione umana da cui impossibile fuggire.

A scanner darkly reperto #3
Frammenti visivi e sonori.

 

II progetto Zebra trae il suo nome dalla figura che lo scrittore Philip K. Dick identifica con l'entità suprema che Horselower Fat (protagonista del romanzo VALIS) dichiara di aver incontrato in una giornata di sole del 1974 sotto la parvenza di raggio rosa.... Nella sua sterminata esegesi lo scrittore, che si identifica con il protagonista, porterà questa teofania al centro di una cruda riflessione speculativa riguardante il concetto stesso di realtà, mettendo in discussione i concetti di spazio e tempo.
Parsifal: -Mi muovo solo di poco, eppure gia mi sembra di essere andato lontano.
Gurnemanz: -Vedi, figlio mio, qui il tempo si tramuta in spazio.
Wagner inizió il Parsifal nel 1845. Mori nel 1873, molto tempo prima che Hermann Minkowski postulasse uno spazio a quattro dimensioni. Dove trovó Richard Wagner l'idea che il tempo possa essere tramutato in spazio? Si chiede Philip Dick. E continua: Dio spiegó molte cose a Fat ma non questa: Lui fa si che le cose sembrino differenti, per simulare il trascorrere del tempo.

 

 

Gilles Deleuze / Francis Bacon. Logica della sensazione


domenica 1 giugno

Love is the devil. Un ritratto di Francis Bacon reperto #1

frammenti visivi e sonori.

"in arte, in pittura come in musica,
non si tratta di riprodurre
o di inventare delle forme,
ma di captare delle forze.
Per questa ragione nessuna
arte è figurativa.
La celebre formula di Klee
'non rendere il visibile,
ma rendere visibile'
non significa nient'altro".
Gilles Deleuze

Francis Bacon - Painting, 1978