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Lightning poem
Danger. High voltage! Un fulmine scocca dall’elettrodo di ottone sulle nocche metalliche del guanto. L’uomo sa che l’acciaio siliconico lo proteggerà. E’ dritto, in piedi. Lo sguardo verso l’orizzonte che minaccia tempesta. Già il tuono lo coglie. Non è impreparato. Ma ora che il suo piede cadenza un ritmo di luce viola, ce l’abbiamo fatta, dice tra sé e sé. I violet ray che attraversano l’aria sotto i suoi piedi sono mortali, ma da tempo ha indossato alte calzature foderate di piombo. Globi gialli si alternano, i relè fissano il ritmo. E’ il momento. Quando il temporale lo sovrasterà, lui, il fulmine, sarà inevitabilmente attratto dalle antenne. I solenoidi sono pronti, come legionari, per l’attacco decisivo. I puntatori capacitativi premono sulle puntinerie ed ecco il miracolo: il grosso cavo di rame si scuote, ondeggia e lascia all’aria una nube di fumo. Il calore bianco lo assale, la fusione predestinata è, lì, pronta ad accadere. Il metallo cola con scintille. Come se fosse un crogiuolo di fonderia. L’occhio non ha ancora terminato la sua corsa che il tuono rimbomba, il fulmine si riprende la sua parte. Egli non ha paura. La sua macchina, alta ben 10 piedi, lo protegge. L’arco ondeggia sul binario, arretra. Le cancellate come per incanto si spalancano e lo accolgono. Ma non è ancora scomparso che sotto di esso, attraverso esso, si fa strada un agglomerato indecifrabile: scorre leggero sui binari e porta con sé misuratori di tempo arcaico, sfere al plasma, alambicchi, un becco bunsen, alcuni spark-gap lanciatori di scintille. Ma è la figura che avanza che ci tocca. L’altro, che la sovrasta, volge l’ultimo sguardo al compagno che entra. Il buio poi lo inghiottirà. La donna si china, inarca il corpo, si lancia ed eccola prender posto. Le mani sono allungate sul tavolo rotante, di alabastro. L’inchiostro comincia la sua corsa.
Welcome, Nikola Tesla. Il temporale alle sue spalle disegna il suo stato, il luogo dell’azione. Ma lei sa, che oltre quella scena, ha il compito preciso di richiamarlo, ancora una volta. Gli spark-gap accendono l’aria di scintille, il tavolo inizia la sua folle corsa. Tutto è pronto.Ma qualcosa di inaspettato accade. Black out…..Una spirale di rame, primario elettrostatico, irradia la sua energia ed ecco dal centro del disco partire un fiotto di luce azzurrina. E quel suono, un crepitare di denti, ci assale. C’è lui, lì. Seduto, il capo chino sul libro. Il cilindro in testa. Quelle calzature paradossali. E con lui una piccola tortora. Gli unici compagni della sua vita. Lui che aveva dato la luce al nostro mondo avido, lui che, per primo aveva vinto la sfida più ardua, nuovo Prometeo con il fulmine in mano. Una pietra, scavata fino al fondo. Immobile. Le gambe compiono un leggero giro su sé stesse, la schiena si erge e come per incanto eccolo lì a darci di sé l’immagine che di lui bramiamo...La corrente di nuovo fluisce. Il tavolo riprende il suo movimento, fogli gialli, la scrittura di inchiostro nero si solleva, volteggia, si apre sul vuoto e cade. Gli occhi della donna si allontanano, una finestra si apre dietro di lei. Il motore ansima, lei è stanca. Ce l’ha fatta? Non c’è più tempo. L’isola se la porta via con sé. Una torre. La torre di Wardenclyffe cade. Ultima dimora. I palazzi colpiti crollano, si ridestano per poi nuovamente cadere. Una gabbia è lì. Enigma dentro cui lui stesso cade. Con lo sguardo rivolto alle montagne alla ricerca di un fulmine che fugge in una nuova aurora. Sapendosi già perso. Dentro la gabbia, un’altra più piccola stringe una figura. E l’occhio che appena se ne è appropriato, rimbalza sulla sinistra. Un nuovo organismo si fa strada: testa di maiale, corpo di fulmine, per torace un pistone. Alza quella testa, bestia infame, i tuoi occhi sono i miei. Poveri maialini. E dalla tempia la scintilla si lancia nell’aria, tocca l’ottone e chiude il circuito mortale. Sedia che accoglie le sue speranze dilaniate. Ma lui non l’ha voluta quella visione. Altri ingegneri ben sapevano come si cuociono le bistecche … una lampadina con passo Edison si accende. E si spegne. E’ alto pochi piedi, al centro con il dito che indica oltre. Raccoglie i due otri di piombo ed avanza. Si, proprio verso di noi. Si ferma, opera una rapida rotazione del bacino verso destra, impone uno scarto alle sue alte calzature e si siede. E’ chino, ora. Alle sue spalle il mondo si richiude, avanzano gli spettri che certamente ancora ama, ma è il bosco di Macbeth che lo sta per inghiottire. Allora lui decide. Di scatto si volta, si rialza e arretra. Il bosco si dissolve. Spark-runner. L’esile figura si fa strada, il cilindro di rame è il suo collare, al dito un ditale d’argento. La scarica disruptiva è lì, pronta per accoglierla. Lei ci sta. La sua mano prende la scintilla e se la porta via. E’ ora. Lei vuole così. Ma è lui che parla ....... sono convinto profondamente che, a qualunque specie di movimento possa attribuirsi la luce, essa è prodotta da forze elettrostatiche intensissime e vibranti con estrema rapidità. Attraverso lo spazio, agiscono forze invisibili…E quell’altro risponde. Sul binario avanza quello che non pensavamo potesse mai accadere. Ma non c’è tempo per fermarsi, i fulmini saettano e si lanciano all’inseguimento dell’uomo che si contorce. I condensatori rispondono alla terra che sembra placare il suo furore, ma è solo un attimo. Non chiudere gli occhi, ora. La gabbia sul suo alto basamento ruota su se stessa e si prende la sua rivincita: la terribile scarica la avvolge, la figura all’interno ha un sussulto. Lei sa che nulla può accaderle e lancia sull'altro un dardo mortale. E una altra piccola tortora si alza dal cilindro. L’estasi continua. |
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